mercredi 6 avril 2016

La riforma neoliberista del Ministero dell'Interno. La Russia abbandona il terreno



La notte scorsa la notizia è caduta come un fulmine a ciel sereno: la Russia attuerà le riforme istituzionali neoliberiste di lotta contro la droga e l'immigrazione proposte da organismi internazionali e trasmesse, in particolare, da Kudrin. Come in Ucraina, la Russia creerà anche essa una Guardia Nazionale sul modello americano. Vediamo nei dettagli questo errore strategico del potere che rischia di avere gravi conseguenze per il paese.

Ieri, il presidente Putin ha annunciato due tipi di riforme importanti, l'una e l'altra appartenenti alla stessa logica del "meno-stato". Il Comitato anti-droga ed il Servizio Federale dell'immigrazione saranno soppressi e tornaranno nel girone del Ministero degli Interni, sul modello di un passo avanti, due passi indietro. Per quanto riguarda le Forze Interne, tradizionali in Russia fin dai tempi dell'U.R.S.S., saranno anch'esse tolte dalla tutela del Ministero degli Interni e sulla loro base sarà formata una Guardia Autonoma Nazionale sul modello americano, o meglio ucraino.

Una sorta di "ukrainizazione" della Russia ha preso il potere, quasi che l'Ucraina non fosse in ritardo, ma in anticipo. Come se diventasse un modello di sviluppo per il suo " straniero confinante". Poiché è ora lei che confina con un Paese "straniero".  
Tutta questione di centro decisionale...

La Guardia Nazionale


In epoca sovietica, le Forze Speciali, militarizzate senza essere militari, erano dipendenti dal Ministero dell'Interno al fine di garantire la sicurezza all'interno del paese in caso di grave pericolo. Esse non potevano essere utilizzate per operazioni militari all'estero. E 'vero che questo sistema non esiste negli Stati Uniti, che prevede una Guardia Nazionale, indipendente e che risponde direttamente al Presidente.
Questa è la riforma annunciata ieri dal presidente Putin. Esse devono proteggere il paese contro il terrorismo. Quello che è divertente è che, come evidenziato dal sito web della BBC, non vi sono creazioni di nuove funzioni, in quanto queste funzioni sono sempre state eseguite dal Ministero degli Interni. Ma è molto meglio ... perché è il sistema americano. Che la BBC difenda questo punto di vista, è normale, fa parte del gioco. Ma che il presidente russo lo ripeta, questo è sorprendente.
Notiamo anche la somiglianza con la Guardia Nazionale ucraina, che ha avuto un percorso più che movimentato. Sottolineiamo la sua prima creazione nel 1991, poco prima della caduta dell'URSS ... non molto rassicurante. In seguito la ritroviamo in una forma militarizzata dopo il Maidan.

L'ispirazione per le riforme viene dalle stesse fonti. Nel 1991. Ed anche nel 2014 in Ucraina. E nel 2016 in Russia. Da riflettere...

La riforma della lotta contro l'immigrazione clandestina e la droga

Tuttavia, il ministero dell'Interno recupera le funzioni del FMS (Servizio Immigrazione) e del Comitato anti-droga. Ma gli effettivi dell'FMS saranno ridotti del 30%, cosa che sicuramente migliorarà la sua efficacia, vista l'estensione del territorio russo... Intendiamoci, è vero che l'immigrazione non è un problema oggi come oggi e sul sito web del Cremlino, in prima pagina, é indicato che la Russia è un paese tradizionalmente accogliente per i migranti. Questione chiusa. Anche qui, oltre al pericolo nazionale che essa rappresenta, questa riforma ha anche un carattere totalmente assurdo e contro-produttivo.

All'origine, il Ministero degli Interni esercitava le sue funzioni in merito di lotta contro la droga e di controllo dell'immigrazione. Per ragioni di efficienza, nei primi anni 2000, queste mansioni furono rese autonome, sul modello delle agenzie di stato americane. Vale a dire che, giuridicamente, sono enti pubblici dipendenti dal potere esecutivo, ma con gradi di indipendenza diversi a seconda della forma giuridica.

Così, il comitato anti-droga fu istituito con decreto del Presidente Putin in data dell'11 marzo 2003 e l'FMS con un ukase, sempre del Presidente Putin, nel 9 marzo 2004. La spiegazione data fu di aumentatarne la professionalità, quindi meno corruzione e maggiore efficienza.

Ma con la riforma finisce l'indipendenza di queste strutture, che ritornano in seno del Ministero degli Interni. Pur mantenendo una certa autonomia. Vedremo.

Perché tornare a queste riforme, che dopo dieci anni, in fin dei conti si sono integrate nel paesaggio istituzionale russo e funzionano abbastanza bene?

Prendiamo per esempio il Comitato anti-droga. Nel 2014, circa 5.000 casi erano stati tradotti davanti ad un tribunale, 6000 nel 2015, tenendo presente che quasi un quarto dei casi penali coinvolgevano organizzazioni cimineli le cui attività andavano oltre i confini del paese. Nel 2015, più di 14 000 casi furono risolti dalle forze dell'ordine: più di 11 000 da parte del Comitato anti-droga, circa 2000 dal Ministero degli Interni, e il resto da altre strutture. Oltre 13.000 criminali sono stati condannati nel 2015, in due terzi dei casi attraverso il lavoro del Comitato anti-droga. Siccome non sono qui per fare la promozione di questo corpo, mi fermo qui, mi pare abbastanza chiaro.

Se non è l'efficacia di questi corpi ad essere messa in discussione, allora che cosa sta succedendo? Motivi di bilancio, come avanzato? E quanto costano il traffico di droga, l'immigrazione clandestina, l'economia sotterranea ecc. ecc. ecc. Questa riforma, anche finanziariamente, sarà molto costosa per la Russia.

Nei meandri della riforma 
Riformare per riformare

Questo tipo di riforme sono diventate delle tecniche standard nello spazio post-sovietico dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Con la scusa di "democratizzare", è molto importante per gli stati in una situazione di riforma permanente, di riformare per riformare. Per due motivi. In primo luogo, qualsiasi riforma ha bisogno di tempo per funzionare. In seguito, uno Stato che costantemente riforma non può stabilizzarsi e dunque rafforzarsi. Gli Stati messi sotto tutela si trovano in una situazione di dipendenza, proprio come i tossicodipendenti e alimentati regolarmente.

Abbiamo visto lo stesso tentativo fatto con la Commissione d'Inchiesta. Esso era stato creato contro la Procuratura, fortemente detestata  dagli organismi internazionali benché la sua funzione principale sia il controllo della legalità, e la difesa degli interessi dei singoli - gratuitamente - contro l'amministrazione. Lasciamo perdere. Roba sovietica, che disturba a prescindere. Quindi, una commissione d'inchiesta fu creata nel 2007 per indebolire la funzione nella logica classica del divide et impera. Dopo diversi anni di attuazione difficile e d'integrazione nel sistema istituzionale, ha finalmente cominciato a funzionare ed è diventata un'istituzione efficace. Un'azione è avviata per annullarla. Logico. In questa logica.

La cosa importante è di riformare, non importa cosa, non importa come. Una volta che un organo diventa efficace, deve essere riformato. Per destabilizzare, indebolire e tenere in mano il sistema statale.

Per raggiungere questi meccanismi, è importante trovare le persone giuste ed interessarle ad avere più potere. Per esempio, in Armenia, per rompere la Procuratura è l'ex Procuratore Generale che fu messo a capo della Commissione d'Inchiesta. Egli alla fine non si é più opposto alla la sua creazione, ma la difendeva. Nella Federazione é V. Zolotov capo della Guardia Nazionale Russa, che è stato nominato al comando delle Forze Speciali. Solo per informazioni, V. Zolotov era la guardia del corpo di Eltsin, quando fce il suo discorso sul carro armato nel mese di agosto 1991.
 
Nessuno Stato può funzionare in una situazione di riforma permanente.
Meccanismi di trasmissione
Tutti questi "suggerimenti" da parte di organismi internazionali penetrano in modi diversi all'interno dell'ordine politico e giuridico. Direttamente con le varie relazioni scritte dagli "esperti" di queste strutture, i tribunali internazionali che orientano gli ordini giuridici interni e che impongono modifiche della legislazioni, con assemblee generali, tavole rotonde e altre forme di cosiddetti dibattiti e discussioni organizzati direttamente da queste organizzazioni per passare il messaggio ed esercitare pressioni psicologiche e mentali. Pensare ad una riforma è già legittimarla.
Nel frattempo, il messaggio è veicolato indirettamente, dalle "società civili", le ONG e le diverse piattaforme e consigli multiformi e varieggiati, che soprattutto hanno tutte in comune una logica neoliberista anti-Stato. E qui, il nesso di causa e effetto non può essere perso di vista.
Già nel novembre 2013, quindi prima della crisi e dei "tagli di bilancio necessari," Kudrin ed suo Comitato d'iniziative dei cittadini aveva proposto la riforma del Ministero degli Interni. Si tratta quindi di una questione di principio. Perciò ideologica.

I pericoli della riforma del Ministero degli Interni
I pericoli di questa riforma sono diversi.

Per quanto riguarda in particolare il funzionamento della lotta contro la droga ed il controllo dell'immigrazione, è chiaro che questi servizi saranno - temporaneamente - disturbati o demoralizzati. E tutto questo in settori chiave la cui importanza è oggi fondamentali. Questa riforma avrà anche un impatto sul terrorismo, la stabilità dello Stato, i paesi confinanti con la Russia, etc.

Più in generale, si tratta di una sconfitta ideologica e politica forte per la Russia, che non ha nemmeno avuto bisogno di un Maidan per abbassare le armi dello Stato. Lo schiaffo dato dal clan neoliberista allo Stato in quanto tale, è ancora più forte in quanto sta accadendo proprio dopo la vittoria in Siria. Vogliamo dirlo? Tutto ciò per arrivare a ciò.

Questo dimostra, per il momento, la mancanza di una chiara scelta ideologica al vertice del potere. Nel senso che è impossibile condurre politiche ideologicamente contrarie all'internazionale e all'interno, al rischio di perdere su entrambi i fronti. Una politica internazionale indipendente richiede una visione nazionale chiara.


Testo originale di KarineBechet-Golovko:

Adattazione a cura di O. V.






jeudi 31 mars 2016

URGENCE! URGENZA! URGENCE! URGENZA!

OÙ EST PASSÈ LE SOLDAT CASTEL?

ERWAN CASTEL, volontaire en Novorossia
Toutes informations sur les conditions de détention de notre ami Erwan Castel dans le Donbass sont bien venues. Il y a urgence ! Nous assistons à des comportements d'omerta de type mafieux. Si pas de réponses concrètes et honnêtes dans les jours qui suivent de la part des "gros bonnets de la rébellion du Donbass" nous ouvrirons une page public intitulé "Où est passé Erwan Castel?" avec noms et prénoms des complices de ce silence omertueux pour "non assistance à personne en danger."

 
Tutte le informazioni sulle condizioni di detenzione del nostro amico Erwan Castel nel Donbass sono le benvenute. E urgente! Stiamo assistendo a comportamenti omertosi di tipo mafioso. Se non si avranno risposte concrete e oneste nei prossimi giorni da parte dei "pezzi grossi della ribellione del Donbass" si aprirà una pagina FB dal titolo "Dov'è andato a finire Erwan Castel?" con i nomi dei complici in questo omertoso silenzio per "omissione di soccorso a persona in pericolo."

ORONZO VAZONZO





 

vendredi 25 mars 2016

Kerry e Steinmeier a Mosca: quando la Russia impone il suo calendario


Il segretario di Stato e il ministro degli esteri tedesco sono arrivati ​​allo stesso tempo a Mosca per incontrare i loro omologhi russi e il presidente Putin. Tuttavia, la stampa rimane evasiva sul contenuto di tale incontro. Forse perché più che il contenuto, è proprio l'incontro stesso che è importante.

I capi della diplomazia americana, nella persona di J. Kerry, ed europea nella persona di Frank-Walter Steinmeier (nel senso che la Germania è leader de facto dei paesi UE), sono arrivati a Mosca in in tutta urgenza.
L'annuncio è stato fatto immédiaitement dopo che la Russia ha deciso di ritirare parte della sua forza aerea in Siria.

All'ordine del giorno, l' impossibile uscita dalla crisi ucraina ed il processo politico siriano.
In un contesto di attentati a Bruxelles e di crisi politica europea. Per non parlare delle elezioni negli Stati Uniti che introducono un altra incognita nei regolamenti geopolitici a lungo termine.
Tuttavia, la stampa rigurgita di battute lanciate da entrambi i lati.
Putin dichiara:
"Da un lato, è piuttosto un comportamento democratico (Kerry che porta la valigia). D'altra parte, ho pensato che probabilmente le cose negli Stati Uniti non vadano molto bene, per cui non c'è nessuno ad assistere il Segretario di Stato a trasportare i suoi bagagli"

O anche lo scambio di convenevoli tra Kerry e Lavrov. All'inizio della riunione, il segretario di Stato americano John Kerry si è congratulato con Sergei Lavrov per il suo compleanno, che ha avuto luogo qualche giorno fa: 
"Spero che la nostra discussione di oggi sarà produttiva. Voglio cogliere l'occasione per augurarti un buon compleanno. Spero che questa data (66 anni, ndr) ti dia più saggezza, soprattutto nel condurree i negoziati. I tuoi 39 anni te li porti alla perfezione. "

La risposta di Lavrov non si è fatta attendere: 
"Grazie, John, ma se la saggezza è misurata con il numero di compleanni, non ti potrò mai raggiungere", ha commentato Sergei Lavrov. "

Lasciamo perdere la chitarra di Kerry, oggetto che non lo lascia mai e che vediamo per la prima volta, o la sua valigia rossa contenente una sorpresa che il Presidente ha apprezzato. Insomma, tanto rumore per nulla. Molto rumore per nulla.

Che dire? Mentre le discussioni sono a buon punto, l'aviazione russa bombardamenti intorno a Palmyra e l'esercito siriano può liberare la città vecchia. La città moderna non tarderà a cadere. È una città strategica e simbolica.

Ciò accade, ed è ben pubblicizzato, mentre Kerry cerca di capire la posizione di Mosca riguardo ad Assad. E la risposta è chiara.

Tutto questo sta accadendo mentre, parallelamente ai negoziati svoltisi a Ginevra, l'esercito russo in Siria - e non a Ginevra - riunisce i capi villaggio, le forze armate non regolari, "l'opposizione" che depone le armi. E negozia, passo dopo passo, villaggio dopo villaggio, la pace con loro. Una pace di uomini e donne radicati nella loro terra. E funziona.

Così, quando Kerry sta parlando di pace in Siria, l'unico accordo cade sulla necessità di una riforma costituzionale. Con tutti i partiti siriani non combattenti.

La Russia ha vinto. Il rappresentante dell' "altro" clan viene sul suo terreno secondo un ordine del giorno che lei ha fissato. Cosa rimane? Sì, l'Ucraina. Quando la Russia non aveva reagito abbastanza velocemente. E le dichiarazioni sono sempre le stesse. Il raggiungimento degli accordi di Minsk, la rimozione delle sanzioni. Più Savchenko. Putin, gran signore, ha rassicurato Kerry. Su questo punto, Savchenko, si vedrà col tempo. Cosa e quando? Ovviamente non é specificato. In tempo debito. Tiene il prezzo in mano. Ed il calendario. Dal momento che le rappresaglie non funzionano.

E, come ha detto giustamente, e con grande finezza, il portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, nel corso del suo brieffing ieri: la questione delle sanzioni non ci riguarda, in quanto non siamo noi ad averle adottate. Se si devono togliere, che coloro che le hanno prese ne discutano tra loro e non con noi, e prendano la loro decisione.

Ma nessun Presidente uscente può prendere una tale decisione.

Ciò dimostra che questo incontro congiunto e coordinato dei capi della diplomazia occidentale, che il dialogo con Mosca si trasferisce ad un nuovo livello. Le minacce meschine non funzionano. La Russia ha preso il controllo dell'ordine del giorno edobbiamo accontentarcene. Essi devono ora adattare le loro politiche e l'ondata di elezioni che si profila in Europa e negli Stati Uniti possono essere utilizzate per istituzionalizzare, senza perdere la faccia, questa inevitabile evoluzione. (chissà come gode Po(ve)rochenko! ndt)


Articolo originale di Karine Bechet-Golovko:
Adattazione a cura di O.V.
                       











jeudi 24 mars 2016

Le banche europee rifiutano le obbligazioni russe, ma vogliono partecipare alla privatizzazione



La posizione delle banche europee confina con il cinismo. Seguendo i consigli (cioé gli ordini) del Consiglio europeo, esse rifiutano di mettere i titoli di stato russi sul mercato, ma pretendono di partecipare,  quest'anno, alla privatizzazione di imprese russe.

 
A metà marzo, un'informazione sorprende i sostenitori del liberalismo trionfante, quelli del non coinvolgimento della politica nell'economia. Il Consiglio Europeo decide all'unanimità, in seguito al divieto imposto dagli Stati Uniti alle banche europee di investire in titoli di Stato russi al fine di non permettere alla Russia di bypassare le sanzioni, di "scoraggiare" l'acquisto di BTP russi. Il portavoce del Cremlino si rammarica ufficialmente di questa politicizzazione delle relazioni economiche, che prende il buon senso a contropiede.

Dopo di che, le autorità europee, consapevoli della contraddizione tra discorso e libertà di mercato, aggiustano il tiro. No, non si tratta di divieto totale, ma semplicemente del non finanziamento delle banche e delle imprese sotto sanzioni in modo da non permettere la firma di contratti che aggirarebbero così le sanzioni.

Apprezziamo al suo giusto valore la sottigliezza di questo discorso.

Le banche europee avendo chiaramente capito il messaggio, si rifiutano di collocare i titoli di Stato russi, per non provocare il malcontento degli organi politici UE e degli Stati Uniti.

    "Le principali istituzioni finanziarie europee come BNP Paribas, Credit Suisse, Deutsche Bank, HSBC e UBS hanno rispettato questo provvedimento, così come i loro omologhi americani Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Wells Fargo ha annunciato il Wall Street Journal. "

Come dunque interpretare la volontà espressa delle grandi banche occidentali di partecipare alle privatizzazioni annunciate dalla Russia? Infatti, il ministro russo dell'economia, senza voler fare nomi, riferisce di aver ricevuto richieste in tal senso da organismi finanziari occidentali, aventi l'intenzione di acquisire quote di patrimonio pubblico russo.

In altre parole, non è possibile acquistare obbligazioni statali russe, perché pubbliche e quindi sotto sanzioni. Ma è possibile acquisire azioni statali russe, perché sono pubbliche e quindi sotto sanzioni.

Logico, no?



Articolo originale di Karine Bechet-Golovko del 24/03/216:


Adattazione italiana a cura di O.V.


lundi 14 mars 2016

Donbass: stallo politico e militare a Kiev

Il caos che ha colpito l'Ucraina in seguito del colpo di stato a Kiev nel febbraio 2014 si avvicina al punto di rottura. Già sotto governo straniero, non solo il governo non può avere una maggioranza parlamentare, ma ha perso tutto il sostegno popolare, con un primo ministro a meno del 2%. In questo contesto, gli accordi di Minsk non possono essere applicati quest'anno rispetto allo scorso anno. E la situazione si sta deteriorando a vista dell'occhio, l'impasse essendo tanto politico quanto militare.

Per cercare di salvare la versione "soft" del progetto-Ucraina, Yatseniuk lancia una cortina fumogena: un accordo di tutte le forze politiche per non mettere più  il governo sotto pressione. Quindi,
ricostruire una coalizione parlamentare ed avere una maggioranza, altrimenti si andrà a nuove elezioni. Che saranno perse come molte politiche in atto.

Tuttavia, le elezioni sono uno scenario inaccettabile.La costituzione di una maggioranza parlamentare, con alla guida l'attuale governo é impossibile perché troppo impopolare.Ma la formazione di un altro governo é impossibile - i membri stranieri beneficiano di una totale impunità e sono inamovibili.Fino a quando il progetto sarà in corso.E il progetto deve andare avanti fino a che il supprématie americano non viene ripristinata - e non lo sarà presto.

Quindi lo stallo. Per sbloccare la situazione, Kiev ha solo due soluzioni: militare o politica. In altre parole, far cadere il Donbass col sangue o con il denaro.

La soluzione militare

Negli ultimi tempi, parlare di un "cessate il fuoco" ha senso solo se con questa espressione si intende l'assenza dell'aviazione ucraina, come nei primo tempi del conflitto, o di una grande offensiva ucraina. Per il resto, l'artiglieria esce dai garage targati OSCE  per tornare sulle linee del fronte, carri armati e veicoli blindati sono posizionati in avanti, il fuoco intensificato, le infrastrutture civili sono distrutti, come la stazione di filtrazione dell'acqua di Donetsk, privando molte zone della città d'acqua potabile.

Dal 12 marzo al 13, le forze ucraine hanno attaccato la Repubblica di Donetsk più di 200 volte, utilizzando anche grossi calibri, vietati durante il cessate il fuoco.

Nel frattempo, una battaglia decisiva si gioca per cercare di interrompere la strada che unisce Gorlovka e Donetsk, per portare le forze ucraine nel raggio d'azione della città di Donetsk. Così la battaglia di Yasinovataya ha quasi portato alla rottura ufficiale del cessate il fuoco. È solo grazie alla sconfitta dell'esercito ucraino che questa parodia di tregua è ancora ufficialmente in vigore.

Il battaglione che ha effettuato l'attacco è il battaglione Poltavchina , uno dei tanti battaglioni ucraini composto a 60% da membri neo-nazisti dell'UNA-UNSO, che hanno combattuto contro la Russia in Cecenia o in Transnistria. Le loro azioni sono più radicali, conducono una guerra sporca, e l'esercito ucraino non è, "ufficialmente", completamente responsabile. I garanti stranieri possono dunque fare buona figura. 

Sulla mappa qui sotto, si vede la strada di Yasinovataya, le forze ucraine in rosso, quelle in blu del Donbass.

 
Per colpire la strada, l'esercito ucraino ha ricevuto il permesso dal comando di aprire massicciamente i bombardamenti, utilizzare l'artiglieria, anche se si  colpiscono le abitazioni. Di consequenza l'intensità del fuoco è stata in gran parte aumentata. Solo in questa regione, l'esercito ucraino ha attaccato più di 380 volte. Le forze ucraine hanno ugualmente tentato di riprendere la zona neutra intorno a Yasinovataya con carri armati e veicoli blindati, ma i combattenti del Donbass non lo ha loro permesso, infliggendo ma perdita di trenta uomini e più feriti.

Durante l'attacco, Bassurin, vice comandante delle forze armate e portavoce della Repubblica di Donetsk, ha telefonato allo Stato Maggiore ucraino di stanza nel centro di controllo per il cessate il fuoco. Gli é stato risposto: abbandonate Yasinovataya e cesseremo il fuoco. 
L'OSCE non ha proferito parola.

Ciò dimostra una cosa: se l'Ucraina ha ancora voglia di prendere il Donbass con la forza e col sangue per fargli pagare per la sua insubordinazione, non ha avuto ancora oggi e dopo due anni, malgrado con tutta l'assistenza esterna, la forza di farlo. Qualsiasi strategia é inutile contro chi difende la sua terra.

La soluzione politica

Per quanto riguarda la soluzione politica, il "piano Medvedtchuk" è altrettanto irrealistico. L. Kuchma, nelle discussioni per risolvere la crisi, avrebbe avanzato una soluzione accettabile per Kiev, proposto da P. Poroshenko. I leader eletti di Donetsk e Lugansk, vale a dire Zakharchenko e Plotnitsky lasciano il potere e sono sostituiti da gente di Kiev, vale a dire dagli oligarchi Akhmetov a Donetsk e Boyko a Lugansk. In queste circostanze, il Presidente Poroshenko ha annunciato che accetterebbe di creare uno status speciale per il Donbass. 

Si ricorderà che Boyko è responsabile del cosiddetto partito di opposizione "Blocco di Opposizione". Si comprendel meglio  il motivo per cui non abbia votato la dimissione del governo Yatseniuk alla Rada . Per quanto riguarda Akhmetov, ha abbandonato il Donbass, dicendo che erano solo barbari e che bisognava liberarne la regione. Tutto questo sostenendo la pulizia etnica lanciata da Kiev. 

Ovviamente, il leader eletto della regione di Donetsk, Zakharchenko ha detto che la popolazione ha già votato un referendum e non ha quindi motivo di farlo di nuovo. 

E dunque un vicolo cieco. Ed è sorprendente che questo potere pro-europeo, risultante dalla Maidan contro gli oligarchi impopolari e corrotti non ha fatto niente altro che proporre ... oligarchi, corrotti e impopolari, come Poroshenko. Talmente impopolari da non candidarli ad una elezione, ma nominati direttamente da Kiev. 

Il punto di rottura arriva: l'implosione, con o senza radicalizzazione.  
È questa l'unica incognita.

Articolo originale di Karine Bechet-Golovko:
http://russiepolitics.blogspot.fr/2016/03/le-donbass-impasse-politique-et.html 
Traduzione a cura di O.V.















 

samedi 12 mars 2016

Flash! Assalto respinto a Yasinovataya

In totale violazione del cessate il fuoco firmato a Minsk, le forze armate ucraine hanno condotto diverse offensive nel settore di Yasinovataya, a nord di Donetsk.


Questi attacchi sono stati respinti con forza dalle unità repubblicane schierate ai posti di blocco, e il bilancio provvisorio solo per il periodo del 7 al 9 marzo 2016 per le perdite subite da Kiev a queste azioni offensive si eleva a 31 soldati uccisi e 73 feriti, rendendo questi attacchi tra i più letali in seguito agli accordi Minsk. 

Nonostante gli sforzi fatti da Kiev per minimizzare la sconfitta subita dai suoi soldati, questa nuova battaglia è stata riportata dai media ucraini, che rivelano che le unità interessate sono il 58° battaglione motorizzato  che ha registrato 18 morti e 41 feriti e il 74° battaglione di ricognizione che a sua volta ha avuto 13 morti e 32 feriti ... 

Queste offensive "ukrops" sono stati dirette nel settore Zaytsevo e verso la strada che porta a Yasinovataya. Le azioni del gruppo ucraino sono state sostenute da fuoco di artiglieria pesante, utilizzando una gamma di mortaio  da 82 millimetri  e cannoni semoventi da 152 millimetri con sostegno di fuoco fatta con veicoli blindati BMP. Diverse abitazioni civili sono state colpite durante i bombardamenti. 

Gli attacchi effettuati dalle unità di terra ucraine sono stati respinte ogni volta e informazioni dalla zona occupata confermano l'importanza delle perdite subite dal nemico come anche riferito dal Comando per le Operazioni Speciali che ha ordinato la rimozione dei soldati ucraini uccisi durante gli scontri. 

Va notato che questa rinnovata attività offensiva ucraina non è un caso isolato, ma che dappertutto nelle prime linee , i bombardamenti sulle posizioni repubblicane hanno ripreso  in modo significativo, soprattutto a Gorlovka, Spartak Kominternnovo, Sahanka ecc ... 

Ulteriori informazioni saranno trasmesse dal comando, ma già settori specifici attirarano l'attenzione delle forze di difesa della Repubblica di Donetsk, in  particolare nel settore di Marinka , a ovest della città, dove le forze ucraine hanno proceduto all'evacuazione di alcune zone della città, per obbedire forse alla consueta procedura di preparazione di un attacco nelle aree urbane. 

Possiamo così  osservare attraverso questa battaglia che la tregua su questo fronte del Donbass è fragile, molto simile ad un vulcano attivo che può esplodere in qualsiasi momento. 

Se la vittoria dei difensori del Donbass è la benvenuta, non possiamo gioire della la morte di soldati ucraini, abbandonati dal loro governo e sacrificati dai loro comandanti in questa guerra civile, dove sono gettati contro i loro fratelli e amici di ieri. 

La loro morte, che Kiev sta ora cercando di nascondere, dovrebbe essere conosciuta perché è il simbolo della follia suicida di questo governo pro-atlantista che vuole condurre i popoli d'Europa in una nuova guerra fratricida. I genitori, gli amici dei soldati uccisi devono sollevarsi contro i veri responsabili di queste morti con la stessa forza con cui i soldati della Repubblica li respingono. 

Questa guerra asimmetrica in Ucraina, combattuta per soddisfare l'avidità dell'alleato statunitense  e la stupidità bandériste finirà di versare il sangue dei giovani ucraini quando il popolo di Kiev rimuoverà gli attuali governanti dal potere, per mantenerlo questa volta in suo possesso e cessare di essere il fantoccio e di un immorale e mortifero imperialismo anti-russo  . 

Erwan Castel, volontario francese in Nuova Russia
 http://alawata-rebellion.blogspot.fr/2016/03/flash-assaut-repousse-sur-yasinovataya.html