dimanche 7 août 2016

Zakharchenko: "Se attaccano il Donbass, i militari ucraini dovranno ritirarsi a Kiev "


Aleksandr Zakharchenko    

Il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharchenko ha dichiarato il 5 agosto che se l'esercito ucraino attaccasse il Donbass, dovrà ritirarsi fino a Kiev. La dichiarazione è stata pubblicata sul suo sito ufficiale. 

"Noi non vogliamo la guerra. A differenza dei residenti della ex Ucraina, sappiamo cos'é la guerra,  non lo abbiamo imparato dalla televisione. Ma se Kiev ci attacca di nuovo, posso dire una cosa: che poi non vengano a lamentarsi, quando si saranno ritirati a Kiev" ha dichiarato il capo della DPR . Secondo lui, i servizi  della Repubblica sono informati dei piani di attacco dell'esercito ucraino.
 
Zakharchenko ha aggiunto che il ricominciare della guerra nel Donbass potrebbe diventare per il presidente della ucraino Pyotr Poroshenko ed il suo governo l'unico modo per mantenere il potere ed evitare la responsabilità per i crimini commessi. "Tutto porta a pensare che  Poroshenko, come un topo in trappola, attaccherà il Donbass. Forse con le sue mani, o forse con le mani di qualcun altro. Dando l'ordine ad esempio, ai battaglioni punitivi, di provocare una riaccensione del conflitto.  
"Ma il risultato sarà una guerra" ha avvertito il capo della DPR.


Traduzione e adattazione a cura di O.V. 







mardi 19 juillet 2016

Artem Shestakov: l'interprete OCSE confessa di essere una spia ucraina

Artem Shestakov, la spia ucraina che lavorava per l'OCSE
Arrestato ieri in Russia dall'FSB  Artem Shestakov, un interprete per la missione di osservatori dell'OSCE nel Donbass, che in realtà ha lavorato per due anni per l'intelligence militare ucraino e ha dato informazioni circa la posizione e l'estensione della forze nelle repubbliche di Donestk e Lugansk. Stranamente, l'OSCE non ha rilasciato dichiarazioni ...


Ricordate, nel 2014, a Slavyansk i combattenti avevano arrestato i membri di una missione di osservatori militari dell'OSCE invitata dall'Ucraina. Essi erano stati accusati di spionaggio. All'epoca, tutti i media occidentali avavano gridato alla provocazione e all'assurdità di una tale accusa.

Ieri, lunedi 18 luglio 2016, l'FSB ha arrestato in Russia per spionaggio militare per conto dell'Ucraina, un membro della missione di osservazione dell'OSCE nel Donbass. Artem Shestakov, cittadino ucraino classe 1984, è ufficialmente interprete. Ma nell'estate 2015, era stato reclutato dai servizi segreti ucraini (SBU) e nel settembre 2015 trasferito alla intelligence militare ucrainao. Ecco la la registrazione video della sua confessione. Per i russofoni: 

 
Nel 2015 e nel 2016, A. Shestakov ha messo in piedi una rete di informatori, ha centralizzato le informazioni sulla posizione dei gruppi militari nel Donbass (chi, come, dove), sui dati personali dei veterani (indirizzo, telefono , targhe di auto) sul movimento degli armamenti, carri armati, veicoli corazzati e altri. Per raccogliere queste informazioni, ha usato il suo ufficio presso l'OSCE, che gli ha permesso di entrare in contatto con i comandanti di Donbass, visitare i comandamenti, le riserve di armi ... Ha poi trasmesso queste informazioni a Sergei Mikhailovich Slipchenko, suo superiore nei servizi segreti ucraini, sia attraverso messaggi scritti o video (compreso video di movimenti di veicoli militari). Tutto registrato nel suo telefono, che non ha avuto il tempo di ripulire completamente.

Nell'autunno 2015, è stato così distaccato all'interno di gruppi di diversione situati nella città di Stakhanov, dove aeva affittato un garage per esercitare la sua attività. La missione era di raccogliere quante più informazioni possibili sui comandanti al fine di liquidarli.

E le informazioni sono state molto bene utilizzate, come quando furono trasmesse le coordinate del comandante Pavel Dremov, detto "Batia". Shestakov ne fornì l'indirizzo, il numero di telefono, le targhe della sua auto e gli itinerari dei suoi percorsi abituali. Poi Dremov fu stato ucciso da gruppi di  infiltrati ucraini nel dicembre 2015.

Inoltre, si occupava anche dell'assunzione di funzionari ucraini in diverse strutture internazionali in Ucraina. Quindi non era l'unico agente.

Dopo aver registrato la sua dichiarazione, la Russia lo ha rinviato in Ucraina, sostenendo che questo individuo non presentava alcun pericolo per la sicurezza del paese. All'Ucraina e alle organizzazioni che lo impiegano di sbrigarsela. In altre parole, è "bruciato", neutralizzato, come spia diventa inutile, ma la sua presenza sul suolo ucraino obbliga delle autorit che non ne hanno assolutamente voglia di reagire. Da allora, silenzio. L'OSCE non dice nulla. Il governo ucraino non dice nulla. Anche la stampa tace. Infatti, sarà difficile questa volta di dire, come nel 2014 che:


 «Il Kremlino non smette di fare dichiarazioni basate sull'emozione e inventare informazioni con l'obiettivo di sostenere l'aggressione russa», ha denunciato il ministro degli Affari Esteri ucraino, Andriï Dechtchitsa.
Ci vuole un po 'di tempo per creare una leggenda, vediamo quale storia ci verrà servita. Ma un controllo interno dei suoi servizi da parte dell'OSCE piuttosto che uno scandalizzarsi di facciata sarebbe più utile, soprattutto se l'organizzazione cerca di mantenere un minimo di credibilità.

A meno che l'OSCE non fosse al corrente fin dall'inizio ...

 Artico originale di Karine Bechet-Golkovo: 

Traduzione e adattazione a cura di O.V.















jeudi 14 juillet 2016

J. Shell, direttore dell'Agenzia Federale di Diffusione respinto al confine con la Russia


Jeffrey Shell, il responsabile statunitense delle trasmissioni radiofoniche e televisive all'estero (BBG), che dirige organi di propaganda come Voice of America e Radio Free Europe, è stato fermato all'aeroporto di Mosca e espulso: è nella lista delle contro-sanzioni russe. Sembra che gli Stati Uniti siano rimasti sorpresi dal fatto che anche la Russia adotti  contro-sanzioni in risposta all'aumento delle sanzioni ad personam adottate nei suoi confronti.

Il 12 luglio, Jeffrey Shell arriva a Mosca all'aeroporto Sheremetyev per una visita di "affari". Già, perché oltre ad essere il capo del Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Federale regolatrice delle trasmissioni (il BBG), è anche responsabile per il gruppo NBC Universal per la sezione cinematografica. E come tale, voleva entrare in Russia, secondo le sue spiegazioni, per occuparsi di un progetto cinematografico che il gruppo starebbe sviluppando nel paese. 

Tuttavia, mentre era in coda per il controllo passaporti, è stato fermato e accompagnato in una stanza dove la sua identità è verificata . Dopodiché, la sua estradizione gli viene notificata ed é trasferito in un'altra stanza in attesa del volo per Amsterdam. Nella sua intervista con il New York Times, possiamo apprezzarne la nota drammatica, sarebbe quasi stato "torturato psicologicamente" - tortura sotto la forma di tempo di attesa e del fatto che fosse piantonato da agenti di polizia.  
Terribile! Soprattutto quando si é a conoscenza della delicatezza della polizia americana. 

“I was then taken to a small room and left alone for about a half-hour before someone came back with a document in Russian that they wanted me to sign,” (...) Mr. Shell said he refused, telling the Russian authorities that he would not sign something he did not understand. He said he was then given a translation of the document, which explained that he had been barred from the country. He said that he was then escorted to another room at the airport and that he was locked inside for nearly three hours, until a flight to Amsterdam was arranged. “An armed guard came and got me at about 5 a.m. and walked me onto the plane and to my seat,”
In effetti, deve essere stato  terribile. Scherzi a parte, ciò che è interessante è sapere come Jeffrey Shell é presentato. Per il molto liberale  gruppo russo RBK  (di proprietà dell'oligarca Prokhorov), egli è essenzialmente presentato come un uomo d'affari americano respinto alla frontiera. Anche il New York Times gioca questa carta, preoccupandosi delle ripercussioni che gli scontri diplomatici possano ora avere nel campo degli affari, insistendo sugli abusi (n.d.t. presunti) subiti dai diplomatici americani in Russia, dimenticando i  recenti sforamenti degli agenti CIA di Mosca ... proprio come in un film di spionaggio di serie B.

Il Ministero degli Esteri russo ha risposto in modo molto semplice: gli Stati Uniti hanno adottato sanzioni illegali nei confronti di persone che non li soddisfano per ragioni politiche. La Russia è ora  in diritto di adottare le stesse misure nei confronti di determinati personaggi americani che guidano la propaganda anti-russa, categoria nella quale si inserisce Jeffrey Shell. I paesi che adottano sanzioni contro la Russia sanno ora che si espongono alle stesse equivalenti contro misure.
A buon intenditore...  

Articolo originale di Karine Bechet-Golovko:
http://russiepolitics.blogspot.fr/2016/07/j-shell-directeur-de-lagence-federale.html
Trad. e adattazione a cura di O.V.

 








jeudi 30 juin 2016

Perché l'esercito ucraino ha lanciato un attacco a sorpresa a Debaltsevo?


Il 29 giugno mattino, l'esercito ucraino ha nuovamente tentato, senza successo, un'importante azione di sfondamente nella zona smilitarizzata di Debaltsevo. Con l'utilizzo, in violazione degli accordi di Minsk, di artiglieria, carri armati e veicoli blindati. Tutto ciò dopo l'incontro Nuland-Surkov e la riunione dei gruppi di lavoro a Minsk, mandando così un messaggio chiaro: gli accordi di Minsk non verranno applicati fino a quando il Donbass non sarà raso al suolo.

Il 29 giugno, al mattino presto, la 54a brigata meccanizzata dell'esercito ucraino ha attaccato la linea del fronte in zona neutra verso Logvinovo. Sono stati contati circa 800 tiri e colpiti una decina di punti residenziali, tra i quali, Gorlovka, Ozerianovka, Zaïtsevo, Yacinovata etc. Non vi sono state vittime civili. I difensori non hanno subito perdite, l'esercito ucraino avrebbe avuto qualche ferito ed alcuni morti, ma le informazioni rimangono contraddittorie.

Alla fine, l'esercito ucraino, che era avanzato di 4 km, ha dovuto indietreggiare e l'intervento del gruppo di misto monitoraggio del cessate il fuoco ha convinto gli ucraini di tornare sulle loro posizioni. Nel corso della notte, l'operazione "lampo"(!) si rivelò un fallimento e tutto é terminato.


 


L'attacco é intervenuto dopo il terzo incontro, il 23 giugno a Mosca, tra il Victoria Nuland, responsabile per il Dipartimento di Stato USA dell'Ucraina, e il suo omologo russo, Vladislav Surkov. Come al solito l'incontro è stato proficuo, interessante e come al solito nessuna dichiarazione o risoluzione ne sono venute fuori. Questi incontri permettono, a quanto pare, secondo il portavoce del Cremlino, di compensare l'assenza degli Stati Uniti ai negoziati sul Donbass, in modo che possano avere informazioni in tempo reale. Sembrano sempre bene informati...

Questo attacco interviene dopo l'ennesima riunione dei gruppi di lavoro per ridare vita agli accordi di Minsk. Questi gruppi hanno lavorato dal 24 al 29 giugno, hanno discusso sul ritiro delle artiglierie, il ripristino della linea ferroviaria tra il Donbass e l'Ucraina, in particolare per permettere la fornitura di carbone all'Ucraina. Le questioni politiche o umanitarie, per non parlare dello scambio di prigionieri, non sono sfociate su alcun progresso.

E il 29  mattina, l'esercito ucraino va all'attacco, artiglieria e blindati in avanti. Ottima dimostrazione del suo impegno per l'attuazione degli accordi di Minsk e coprire di ridicolo tutto il processo diplomatico. Ma oltre l'aspetto politico, c'é anche un'interessante aspetto militare, anche se l'attacco é stato un fallimento. 

Alcuni esperti vedono in questa azione il risultato della formazione militare data dalla NATO: un attacco a sorpresa, senza contrattacco, per aiutare a capire meglio le possibilità e reazioni del nemico. Un classico. 

C'è stato certamente un interesse strategico: tagliare tra loro le repubbliche di Lugansk e Donetsk, sapendo sin dall'inizio che ciò non poteva ragionevolmente essere realizzato con una sola brigata. Senza contatto tra loro, le due repubbliche sarebbero state notevolmente indebolite. È la ragione per la quale motivo il controllo di Debaltsevo è soggetto a continui scontri, come abbiamo visto nel 2014 con la sconfitta dell'esercito ucraino. 

Ma vi è anche un interesse più localizzato in questo tipo di operazione. L'esercito ucraino, o meglio i suoi burattinai, potrebbe verificare  alcuni elementi, come per esempio, la capacità di risposta dell'esercito di DNR, la sua determinazione, la sua capacità di fuoco, o anche solo la sua capacità di controllo della situazione sul terreno. Tutte queste informazioni possono rivelarsi utili nel processo che si sta svolgendo dal lato ucraino in vista di un possibile attacco globale sul fronte. Per meglio cioé determinare la potenza di fuoco di cui esso ha bisogno. 

Il pericolo di una ripresa dei combattimenti, pericolo di cui si parla spesso, ripresa che é sempre rinviata, non è meno realista perché non si é ancora realizzato. La battaglia globale viene rinviata di volta in volta, non perché il pericolo non esiste, ma perché l'esercito del Donbass resiste, che il suo peso politico si rafforza in parallelo con l'allontanamento di un ipotetico futuro di una Ucraina "europea". Risultato di un equilibrio difficile, in cui gli accordi di Minsk sono solo un piccolo elemento all'interno di un gioco più globale.

Articolo originale di Karine Bechet-Golovko: 
http://russiepolitics.blogspot.fr/2016/06/pourquoi-larmee-ukrainienne-lance-une.html 
Traduzione a cura di O.V.










Perché l'esercito ucraino ha lanciato un attacco a sorpresa a Debaltsevo?


Il 29 giugno mattino, l'esercito ucraino ha nuovamente tentato, senza successo, un'importante azione di sfondamente nella zona smilitarizzata di Debaltsevo. Con l'utilizzo, in violazione degli accordi di Minsk, di artiglieria, carri armati e veicoli blindati. Tutto ciò dopo l'incontro Nuland-Surkov e la riunione dei gruppi di lavoro a Minsk, mandando così un messaggio chiaro: gli accordi di Minsk non verranno applicati fino a quando il Donbass non sarà raso al suolo.

Il 29 giugno, al mattino presto, la 54a brigata meccanizzata dell'esercito ucraino ha attaccato la linea del fronte in zona neutra verso Logvinovo. Sono stati contati circa 800 tiri e colpiti una decina di punti residenziali, tra i quali, Gorlovka, Ozerianovka, Zaïtsevo, Yacinovata etc. Non vi sono state vittime civili. I difensori non hanno subito perdite, l'esercito ucraino avrebbe avuto qualche ferito ed alcuni morti, ma le informazioni rimangono contraddittorie.

Alla fine, l'esercito ucraino, che era avanzato di 4 km, ha dovuto indietreggiare e l'intervento del gruppo di misto monitoraggio del cessate il fuoco ha convinto gli ucraini di tornare sulle loro posizioni. Nel corso della notte, l'operazione "lampo"(!) si rivelò un fallimento e tutto é terminato.


 


L'attacco é intervenuto dopo il terzo incontro, il 23 giugno a Mosca, tra il Victoria Nuland, responsabile per il Dipartimento di Stato USA dell'Ucraina, e il suo omologo russo, Vladislav Surkov. Come al solito l'incontro è stato proficuo, interessante e come al solito nessuna dichiarazione o risoluzione ne sono venute fuori. Questi incontri permettono, a quanto pare, secondo il portavoce del Cremlino, di compensare l'assenza degli Stati Uniti ai negoziati sul Donbass, in modo che possano avere informazioni in tempo reale. Sembrano sempre bene informati...

Questo attacco interviene dopo l'ennesima riunione dei gruppi di lavoro per ridare vita agli accordi di Minsk. Questi gruppi hanno lavorato dal 24 al 29 giugno, hanno discusso sul ritiro delle artiglierie, il ripristino della linea ferroviaria tra il Donbass e l'Ucraina, in particolare per permettere la fornitura di carbone all'Ucraina. Le questioni politiche o umanitarie, per non parlare dello scambio di prigionieri, non sono sfociate su alcun progresso.


E il 29  mattina, l'esercito ucraino va all'attacco, artiglieria e blindati in avanti. Ottima dimostrazione del suo impegno per l'attuazione degli accordi di Minsk e coprire di ridicolo tutto il processo diplomatico. Ma oltre l'aspetto politico, c'é anche un'interessante aspetto militare, anche se l'attacco é stato un fallimento.Alcuni esperti vedono in questa azione il risultato della formazione militare data dalla NATO: un attacco a sorpresa, senza contrattacco, per aiutare a capire meglio le possibilità e reazioni del nemico. Un classico.C'è stato certamente un interesse strategico: tagliare tra loro le repubbliche di Lugansk e Donetsk, sapendo sin dall'inizio che ciò non poteva ragionevolmente essere realizzato con una sola brigata. Senza contatto tra loro, le due repubbliche sarebbero state notevolmente indebolite. È la ragione per la quale motivo il controllo di Debaltsevo è soggetto a continui scontri, come abbiamo visto nel 2014 con la sconfitta dell'esercito ucraino.Ma vi è anche un interesse più localizzato in questo tipo di operazione. L'esercito ucraino, o meglio i suoi burattinai, potrebbe verificare  alcuni elementi, come per esempio, la capacità di risposta dell'esercito di DNR, la sua determinazione, la sua capacità di fuoco, o anche solo la sua capacità di controllo della situazione sul terreno. Tutte queste informazioni possono rivelarsi utili nel processo che si sta svolgendo dal lato ucraino in vista di un possibile attacco globale sul fronte. Per meglio cioé determinare la potenza di fuoco di cui esso ha bisogno.Il pericolo di una ripresa dei combattimenti, pericolo di cui si parla spesso, ripresa che é sempre rinviata, non è meno realista perché non si é ancora realizzato. La battaglia globale viene rinviata di volta in volta, non perché il pericolo non esiste, ma perché l'esercito del Donbass resiste, che il suo peso politico si rafforza in parallelo con l'allontanamento di un ipotetico futuro di una Ucraina "europea". Risultato di un equilibrio difficile, in cui gli accordi di Minsk sono solo un piccolo elemento all'interno di un gioco più globale.








vendredi 24 juin 2016

Medinsky, Mannerheim e l'unità storica


Il maresciallo Mannerheim

 



















  Ieri, in occasione della data nel 1941, data alla quale l'aviazione tedesca iniziò a bombardare i territori dell'URSS, la Società Storica-Militare russa si é riunita. V. Medinsky, Ministro russo della Cultura, ha pronunciato un discorso che merita una certa attenzione. La storia di un paese è un blocco, è non si può sceglierne una sola parte (disconnessa dal resto) e (solo) la sua conoscenza permette che essa non diventi un giocattolo nelle mani di mistificatori.


Il Ministro della Cultura russo ha dichiarato davanti ad un'assemblea selezionata:
"Porre fine alla guerra civile nelle teste della gente è a mio parere, la chiave del successo. Smettere di dividere la storia in "cattiva", quella della quale ci si vergogna, da dimenticare, e in quella "buona", accettabile. È necessario vedere la nostra storia come un tutt'uno, un'entità non esplosiva, che abbiamo interamente ereditato. Una persona che possiede la conoscenza del proprio passato, e che sia in grado di assimilarlo, è un individuo che non sarà mai un giocattolo per la speculazione geopolitica, per la propaganda, per il falso."

Non possiamo che essere d'accordo con il Ministro della Cultura, che pone queste premesse poco prima delle cerimonie per la celebrazione della Rivoluzione d'Ottobre. Celebrazioni dal maneggio politico delicato.

Certo, la Storia di un Paese è un tutt'uno, non si può scegliere quello che conviene. È pericoloso fare come fecero i rivoluzionari bolscevichi che rifiutarono il Vecchio Regime, o come i "rivoluzionari" del '90 che fecero fuori l'Unione Sovietica. Sicuramente la Russia  non ha bisogno di "guerre civili nelle teste della gente", deve fare pace con la sua memoria, il tempo non è più alle rivoluzioni.

Conoscere la propria storia e accettarla nel suo complesso non significa rifiutare di prendere in considerazione che vi siano stati momenti bui, pagine oscure, certamente da non rimuovere, ma anche inutili da colorare con tinte allegre.

E così, il 16 giugno, la stessa Società Storica-Militare russa ha inaugurato a San Pietroburgo, per voce dello stesso Minstre della Cultura, una stele commemorativa più che discutibile e ampiamente contestata: quella del maresciallo Mannerheim. Con grande soddisfazione dell'Occidente che ha preso bene la cosa. Ecco ciò che si legge a proposito di questo "eroe  nazionale", per esempio, in francese, sul sito web dell'Associazione Francia-Finlandia:




Mannerheim in seguito divenne reggente durante l'indipendenza finlandese, e la vita politica essendo complessa, comandò le forze armate finlandesi durante la seconda guerra mondiale. In questo sito si legge che la Finlandia non era alleata della Germania, ma semplicemente co-belligerante. Apprezzeremo la sfumatura.

Chiaramente il maresciallo Mannerheim ebbe ottimi stati di servizio in seno all'Impero russo.

Questi sono impressionanti. Combatté per la Russia, successivamente durante la guerra russo-giapponese del 1904-1905 e la prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1917. Al punto di essere  insignito della Croce di San Giorgio per il suo coraggio, mentre era già ampiamente riconosciuto per le sue qualità tattiche particolarmente efficaci.

Tuttavia, il suo ruolo durante la seconda guerra mondiale non fu così semplice come si vorrebbe far credere. Egli non cercò semplicemente di recuperare i territori perduti dalla Finlandia, ma esercitò una vera e propria politica espansionistica per la quale la Carelia, regione frontalière russa, ne pagò il prezzo. La sua collaborazione con i nazisti fu totale e ordinò l'apertura di campi di concentrazione per le popolazioni di etnia russa, il cui tasso di mortalità fu più alto rispetto ad altri territori russi occupati, in particolare dall'esercito tedesco. E per quanto riguarda l'assedio di San Pietroburgo, Mannerheim non si fermò per magnanimità, ma perché l'Armata Rossa lo bloccò troppo lontano dalla città in modo che non potesse bombardarla. Ciò gli impedì di contribuire al blocco marittimo della città. Molti documenti storici lo confermano. Il resto sono favole per bambini.
 










Ed è alla memoria di quest'uomo che una stele commemorativa è stata posata a San Pietroburgo. Lo scandalo é stato enorme. Proprio nella città che ha sofferto di più. E per causa sua.

In questa prospettiva si fonda la questione della unità storica sostenuta dalla Ministro della Cultura Medinsky. Al momento della commemorazione egli ha certo sottolineato la natura complessa della personalità di Mannerheim, ma ha anche ricordato come egli fu un buon ufficiale sotto il vecchio regime.

Certamente. Ma cosa cambia? Se fosse stato meno bene addestrato, collaborare attivamente alla distruzione del popolo russo e la sua collaborazione con l'esercito nazista sarebbero stati elementi più gravi? Qual è la logica di questo ragionamento?

E dov'è il limite? Dobbiamo riabilitare Vlasov? Anche lui buon soldato prima di tradire. E che differenza con il culto di Bandera in Ucraina? Dov'é andata a finire la politica del Ministero degli Affari Esteri contro il fenomeno del culto dei criminali di guerra?

Ogni paese dovrebbe impostare propria linea rossa. Qui il limite è stato raggiunto.

Certo l'opposizione non-sistemica tace, troppo contenta di un dono così inaspettato, ma altri si interrogano sulla necessità di provocare una frattura dell'unità nazionale. Artificiale e inutile.

Con rapidità, la stele la notte seguente é stata ricoperta di pittura rossa, il colore del sangue russo di cui le mani di Mannrheim sono macchiate. È stata ricoperta. Ma non ripulita

Non dobbiamo dimenticare la Storia, tutta la Storia. Non per scusarla, ma per evitare il suo ripetersi e trarne le conseguenze. Proprio per non essere un giocattolo delle correnti geopolitiche, comprese quelle ora molto alla moda della grande riconciliazione nazionale, che include il culto del perdono, il non esprimere giudizi sul passato, il fare di ogni erba un fascio. Le vittime devono perdonare i carnefici, e non il contrario. Tutti uniti senza alcuna differenza. Mannerheim e Jukov.

Non sono sicura che la società russa possa consolidarsi la intorno a questa visione della Storia.

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Testo originale di Karine Bechet-Golovko:

http://russiepolitics.blogspot.fr/2016/06/medinsky-mannerheim-et-lunite-historique.html
Adattazione in italiano a cura di O.V.











































lundi 11 avril 2016

Mentre l'Ucraina crolla, gli europei sono stanchi degli interventi US



Domenica scorsa il primo ministro ucraino Yatsenyuk si è dimesso, appena quattro giorni dopo che gli olandesi avevano votato contro l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. Presi insieme, questi due eventi sono chiari segnali che il colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti non ha fornito libertà e democrazia all'Ucraina. Essi suggeriscono anche una insoddisfazione profonda tra gli europei verso la tossico-dipendenza di Washington all'interventismo.

Secondo i governi degli USA e dell'UE - ripetuto senza sosta dai media mainstream - il popolo ucraino si era alzato spontaneamente nel 2014 per sbarazzarsi dalle catene di un governo corrotto e in tasca a Mosca per infine, andarsi a piantare nel campo pro-occidentale. Sempre secondo le stesse persone, il personale del governo degli Stati Uniti che consegnavano biscotti e persino salirono sul palco a Kiev per esortare la gente a rovesciare il loro governo non aveva nulla a che vedere con il colpo di stato.

Quando l'Assistente Segretario di Stato Victoria Nuland fu videoregistrata vantandosi di come il governo degli Stati Uniti aveva speso 5 miliardi di $ per "promuovere la democrazia" in Ucraina, ciò non aveva niente a che fare con il rovesciamento del governo Yanukovich. Quando Nuland fu registrata mentre diceva all'ambasciatore americano a Kiev che Yatsenyuk era la scelta degli Stati Uniti per il posto di primo ministro, non vi fu interferenza degli Stati Uniti negli affari interni dell'Ucraina. In effetti, i neocon la considerano tuttora una "teoria della cospirazione" per suggerire che gli Stati Uniti non avevano nulla a che fare con il golpe.

Non ho alcun dubbio che il precedente governo fosse corrotto. La corruzione è la prassi di ogni governo. Ma secondo Transparency International, la corruzione nel governo ucraino è circa la stessa dopo il colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti. Quindi l'intervento non è riuscito a migliorare nulla, ed il governo installato dagli Stati Uniti cade a pezzi. Si può quindi considerare una Ucraina nel caos come una storia a successo di Washington?

Questo ci riporta al voto olandese. Lo schiacciante rifiuto del piano UE per l'adesione dell'Ucraina dimostra il livello di profonda frustrazione e rabbia in Europa verso la leadership europea a seguito della politica estera interventista di Washington, a scapito della sicurezza e della prosperità dell'Europa. Gli altri paesi membri dell'UE non osano nemmeno tenere un referendum popolare sulla questione - i loro parlamenti avendo già firmato l'accordo.

Bruxelles sostiene gli USA nei bombardamenti in Medio Oriente, e centinaia di migliaia di profughi prodotti dai bombardamenti travolgono l'Europa. Alla gente viene spiegato che bisogna pagare ancora più tasse per le vittime della politica estera di Washington.

Bruxelles sostiene i piani statunitensi per un cambio di regime in l'Ucraina e UE ai cittadini viene detto che devono sopportarne l'onere e portare un caso economicamente disperato agli standard europei. Quanto costerebbe ai cittadini dell'UE di fare entrare l'Ucraina come membro? Nessuno osa parlarne. Ma gli europei sono giustamente arrabbiati con i loro leader sempre pronti a seguire ciecamente Washington che poi li lascia portarne la borsa.

La rabbia è in aumento e non si sa dove andrà a finire. Nel mese di giugno, il Regno Unito voterà per decidere se uscire dalla Unione Europea. La campagna per un'uscita ha un'ampia base che include conservatori, populisti e progressisti. Indipendentemente dal risultato, il voto dovrebbe essere considerato molto importante. Gli europei sono stanchi di essere presi in giro dai loro leader non eletti a Bruxelles che distruggendo la loro sicurezza economica e personale seguendo l'interventismo stupido di Washington. Nessuno può definire uno di questi ultimi interventi un successo e gli europei lo sanno.

In un modo o l'altro, l'impero degli Stati Uniti sta arrivando al termine. I casi saranno: o i soldi o gli alleati, ma non entrambe le cose. Quanto prima il popolo americano chiederà la fine di queste politiche folli, meglio sarà.

Copyright © 2016 by RonPaul Institute. Il permesso di ristampare in tutto o in parte viene volentieri concesso, a condizione di darne pieno credito e di inserire un link sull'articolo originale.
http://ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2016/april/10/as-ukraine-collapses-europeans-tire-of-us-interventions/